Cos'è la chiusura del contatore luce

La chiusura del contatore luce (chiamata anche disattivazione o, impropriamente, disdetta) è la procedura per fermare la fornitura elettrica apponendo i sigilli al contatore. Si applica quando una casa non sarà più abitata, un'attività chiude o un proprietario decide di non utilizzare più l'utenza per un periodo lungo.

Spesso si confonde la disdetta del contratto (recesso) con la chiusura fisica del contatore: sono due cose diverse. Il recesso è il diritto di chiudere il rapporto contrattuale col fornitore, mentre la chiusura del contatore è l'intervento tecnico del distributore che disalimenta fisicamente la fornitura. Il recesso non comporta automaticamente la chiusura del contatore: per disattivare davvero la corrente, va fatta una richiesta separata.

7 giorni

Tempi di chiusura

Lavorativi dalla richiesta alla disattivazione

Gratuita

Costo nel mercato libero

Eccezioni per offerte a prezzo fisso non ancora scadute

35-105 €

Indennizzo per ritardi

Automatico se il distributore sfora i tempi ARERA

Quando chiudere il contatore della luce

La chiusura del contatore ha senso solo in alcune situazioni specifiche, dove non avrai più bisogno della fornitura per un periodo lungo. Nei casi più comuni del trasloco non serve chiudere il contatore: basta una voltura o una semplice disdetta del contratto.

  • trasferimento definitivo in un'altra casa o città dove non ti servirà più l'utenza precedente;
  • chiusura di un'attività commerciale o trasferimento in un'altra sede;
  • immobile disabitato per un lungo periodo (anni) o non più utilizzato;
  • autoconsumo da fonti rinnovabili (impianto fotovoltaico off-grid) che rende inutile la rete elettrica tradizionale.

Per i traslochi normali, dove un nuovo inquilino entrerà subito dopo, la procedura corretta è la voltura al nuovo intestatario: la chiusura del contatore obbligherebbe il nuovo inquilino a fare poi un subentro con tempi e costi maggiori.

Come richiedere la chiusura del contatore

La richiesta si invia al fornitore con cui è attivo il contratto: lui inoltra la pratica al distributore, che esegue la disattivazione fisica del contatore. I canali tipici sono email, PEC, posta tradizionale, area clienti online o app del fornitore. Alcuni fornitori permettono anche la disdetta telefonica al servizio clienti.

Diversi fornitori mettono a disposizione un modulo dedicato da scaricare dalla sezione modulistica del sito: lo compili, lo firmi, alleghi una copia del documento d'identità e lo invii. È il metodo più rapido perché evita scambi successivi di richieste di integrazione.

I dati che servono sono i seguenti:

  • dati anagrafici dell'intestatario: nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita;
  • dati di contatto: numero di telefono e indirizzo email;
  • indirizzo di fornitura e indirizzo per la ricezione della bolletta di chiusura (può essere diverso);
  • codice POD della fornitura da disattivare;
  • numero cliente e ultima autolettura del contatore;
  • copia del documento d'identità firmato.

Se l'intestatario non può presentare la richiesta personalmente, può farlo un delegato, un rappresentante legale (per le utenze business), un tutore o un erede in caso di decesso, presentando la documentazione che attesta il titolo.

Quanto costa chiudere il contatore della luce

Nel mercato libero la chiusura del contatore è di norma gratuita: non sono previste penali né spese di chiusura per l'esercizio del recesso. ARERA tutela il diritto del cliente di chiudere il rapporto col fornitore in qualsiasi momento, senza addebiti.

L'unica eccezione riguarda i contratti a prezzo fisso e durata determinata: in questi casi, se chiudi il contratto prima della scadenza naturale, il fornitore può addebitare costi di recesso anticipato espressamente indicati nelle condizioni contrattuali. Sono di norma somme contenute (poche decine di euro), ma vanno verificate sul tuo specifico contratto prima di firmare la disdetta.

Sull'intervento tecnico del distributore (apposizione dei sigilli al contatore) può essere previsto un costo limitato, di norma scaricato dal fornitore sul cliente solo per casi specifici. Le aziende di distribuzione applicano ai fornitori un contributo standard nell'ordine di alcune decine di euro per la disattivazione fisica.

Tempi della chiusura e indennizzi ARERA

La procedura standard si chiude in 7 giorni lavorativi per la luce (12 per il gas). L'iter ha due fasi: il fornitore ha 2 giorni lavorativi per inoltrare la richiesta al distributore, il distributore ha 5 giorni lavorativi per disattivare il contatore.

Se il distributore sfora i tempi previsti, ARERA prevede un indennizzo automatico: 35 € se la chiusura avviene entro il doppio del tempo, 70 € entro il triplo, 105 € oltre il triplo. L'indennizzo viene accreditato direttamente in bolletta di chiusura senza che tu debba farne richiesta.

Una volta disattivato il contatore, il fornitore emette la bolletta di chiusura con i consumi maturati fino alla data di disattivazione, calcolati sulla base dell'autolettura comunicata. Eventuali credito o debito residuo viene saldato in quella fattura conclusiva, e il deposito cauzionale (se versato) viene rimborsato sull'IBAN comunicato.

Chiusura del contatore per morosità: cosa succede

La chiusura del contatore può essere richiesta dal fornitore al distributore in caso di gravi inadempienze del cliente, tipicamente bollette non pagate per più cicli di fatturazione. Prima del distacco, il fornitore deve inviare un sollecito con tempi precisi previsti da ARERA: di norma 40 giorni per regolarizzare la situazione.

Se la regolarizzazione non avviene, il distributore procede al distacco. Per riattivare la fornitura serve poi pagare gli arretrati e richiedere un nuovo subentro, con costi e tempi aggiuntivi. Il modo più semplice per evitare il rischio è la domiciliazione bancaria: il pagamento avviene in automatico alla scadenza, senza dimenticanze.

Per chi ha difficoltà economiche reali, prima di rischiare il distacco si possono valutare la rateizzazione delle bollette (richiesta al fornitore) e l'accesso al bonus sociale elettrico, che riconosce uno sconto in bolletta a chi rientra nei requisiti ISEE previsti.

Voglio cambiare fornitore: serve la chiusura?

No. Quando cambi solo fornitore, il contratto si chiude automaticamente grazie alla pratica di switch gestita dal nuovo venditore: tu non devi fare disdetta esplicita né chiusura del contatore. La fornitura resta attiva durante tutta la procedura, cambia solo chi ti emette le bollette.

Per scegliere un nuovo fornitore conviene partire dal confronto delle offerte luce e gas: cerca tariffe a prezzo bloccato 12 o 24 mesi se vuoi una bolletta prevedibile, oppure offerte indicizzate al PUN se preferisci un prezzo che varia mese su mese in funzione del mercato all'ingrosso.

Da luglio 2024 il mercato tutelato dell'elettricità è terminato per la maggior parte dei clienti domestici: chi non aveva ancora scelto un'offerta del mercato libero è stato spostato al Servizio a Tutele Graduali, mentre la maggior tutela resta solo per i clienti vulnerabili. La sostituzione è avvenuta senza alcuna interruzione del servizio: il contatore non è mai stato chiuso.

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Un esperto Selectra capisce con te qual è la pratica giusta (chiusura, voltura, cambio fornitore) e ti accompagna fino al risultato, senza spese di consulenza.

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Domande frequenti sulla chiusura del contatore luce

Quasi mai. Se nella casa che lasci entrerà un nuovo inquilino, conviene proporgli la voltura: il contatore resta acceso e si cambia solo l'intestatario, senza tempi morti né spese di subentro. La chiusura ha senso solo se la casa resterà disabitata a lungo, se viene venduta a un nuovo proprietario che non userà l'utenza, o se l'attività cessa definitivamente.

Il deposito cauzionale viene rimborsato nella bolletta di chiusura sull'IBAN comunicato dall'intestatario. Se ci sono importi insoluti, il fornitore può trattenere parte del deposito a copertura del debito residuo. Ti viene comunque inviato il dettaglio del calcolo, così puoi verificare l'eventuale somma che ti spetta.

Sì, se la pratica non è ancora stata trasmessa al distributore o se il distributore non ha ancora eseguito l'intervento fisico. Devi contattare immediatamente il servizio clienti del fornitore chiedendo l'annullamento. Più passa il tempo dalla richiesta, più diminuiscono le possibilità di fermare la pratica: meglio agire entro 24-48 ore dall'invio.

Se hai bisogno di riattivare la fornitura serve un subentro, con costi e tempi simili a quelli del trasloco (25-40 € per utenza, 7 giorni lavorativi per la luce). Se invece la chiusura è ancora recente e i sigilli non sono stati apposti, in alcuni casi il distributore può annullare l'operazione senza che tu debba fare un nuovo subentro.

Per riattivare la fornitura devi prima saldare le bollette insolute (anche tramite rateizzazione concordata con il fornitore) e poi richiedere il subentro. Se la situazione economica è critica, valuta la richiesta del bonus sociale: se rientri nei requisiti ISEE, ottieni uno sconto in bolletta che riduce il rischio di future morosità.