Quali interventi sono ammessi

Il bonus ristrutturazione copre un'ampia gamma di interventi edilizi. La normativa li raggruppa in due famiglie principali. Sulle singole unità abitative rientrano la manutenzione straordinaria, la ristrutturazione edilizia, il restauro e il risanamento conservativo. La semplice manutenzione ordinaria (tinteggiatura, sostituzione sanitari di pari forma) non rientra nel bonus: per gli interventi su immobile singolo serve almeno la manutenzione straordinaria.

Sulle parti comuni di condomini sono ammessi anche gli interventi di manutenzione ordinaria, in più alle categorie sopra. Per ogni intervento occorre un titolo abilitativo conforme alle norme edilizie comunali (SCIA, CILA, permesso di costruire, a seconda della tipologia).

Tipologie di intervento ammesse al bonus ristrutturazione
Categoria intervento Singola unità Parti comuni
Manutenzione ordinaria Non ammessa Ammessa
Manutenzione straordinaria Ammessa Ammessa
Ristrutturazione edilizia Ammessa Ammessa
Restauro e risanamento conservativo Ammesso Ammesso

Per la classificazione esatta dell'intervento conviene rivolgersi al tecnico abilitato che redige il titolo edilizio.

Aliquota e tetto di spesa

L'aliquota standard del bonus ristrutturazione è del 50%. Il tetto massimo di spesa agevolabile dipende dalla normativa in vigore al momento del lavoro: storicamente fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, può essere modificato dalle leggi di bilancio. Verifica sempre il tetto applicabile per l'anno in cui sosterrai la spesa.

La detrazione si ripartisce in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Unico). Se sostieni 30.000 euro di lavori, recuperi 15.000 euro complessivi (50%), divisi in 10 quote da 1.500 euro l'anno per dieci anni. Non è uno sconto immediato in bolletta o sul prezzo.

Il bonifico parlante: la chiave del bonus

Pagare l'intervento nel modo giusto è il primo requisito sostanziale del bonus: senza bonifico parlante, l'Agenzia delle Entrate rifiuta la detrazione anche su intervento formalmente idoneo. Il bonifico parlante è un bonifico bancario o postale ordinario, ma con una causale specifica che cita:

  • riferimento normativo: articolo di legge che disciplina la detrazione;
  • numero di fattura a cui si riferisce il pagamento;
  • codice fiscale di chi beneficia della detrazione (committente dei lavori);
  • partita IVA dell'impresa che esegue i lavori.

La banca opera una ritenuta dell'8% sul totale del bonifico, che viene poi versata all'Agenzia delle Entrate come acconto sulle imposte dovute dal fornitore. Il fornitore tiene conto della ritenuta nella propria contabilità.

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Bonus mobili: l'agevolazione abbinata

Chi accede al bonus ristrutturazione può anche godere del bonus mobili, una detrazione separata al 50% sull'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, destinati all'unità immobiliare in ristrutturazione. Il tetto di spesa del bonus mobili è significativamente più contenuto rispetto a quello del bonus ristrutturazione e si calcola separatamente.

La condizione per accedere al bonus mobili è che la ristrutturazione sia in corso o conclusa da non oltre il termine previsto dalla normativa. La detrazione si ottiene con bonifico parlante o con carta di credito tracciata.

Domande frequenti sul bonus ristrutturazione

Sì, ma solo se è l'inquilino a sostenere la spesa. Il diritto alla detrazione spetta a chi paga, non al proprietario. Serve l'autorizzazione scritta del proprietario all'intervento, conservata insieme alla documentazione fiscale per gli eventuali controlli.

Le quote di detrazione residue passano in automatico all'acquirente, a meno che nell'atto di vendita non si specifichi che restano in capo al venditore. È una clausola che si negozia tra le parti: di solito quando l'intervento è stato pagato dal venditore, le quote residue restano a lui, e l'atto lo prevede esplicitamente.

Per il bonus ristrutturazione lo sconto in fattura è stato fortemente limitato dalla normativa più recente. Verifica con il tuo commercialista o con l'impresa di lavori se la pratica sia ancora attivabile per l'intervento specifico. La via tradizionale (detrazione in dichiarazione dei redditi su 10 anni) rimane sempre disponibile.

Solo in parte. La detrazione si applica fino al tetto delle imposte effettivamente dovute: se le tue imposte annue sono inferiori alla quota detraibile dell'anno, la parte non utilizzata si perde. Per chi è incapiente la cessione del credito (quando ancora disponibile per il bonus ristrutturazione) può essere l'unica via per monetizzare il diritto.

Sì, il bonus ristrutturazione si applica a tutte le abitazioni di proprietà del richiedente, inclusa la seconda casa. La detrazione è la stessa, con il proprio tetto di spesa per unità immobiliare. Non c'è limite al numero di immobili agevolati, ma il tetto è per ciascuno separatamente.

Sì. Spese di progettazione, direzione lavori, perizie, oneri concessori, IVA su tutti i precedenti rientrano tra le spese detraibili insieme ai costi diretti dell'intervento. Tutte queste voci concorrono al tetto di spesa massimo per unità immobiliare.